Al congresso ACR 2020 è emerso che, Denosumab migliora la densità minerale ossea (DMO) a livelli superiori rispetto ad Alendronato in pazienti affetti da osteoporosi indotta da glucocorticoidi a parità di tollrabilità.
I glucocorticoidi rappresentano oggi uno dei principali fattori di rischio di frattura.
Nello studio sono state reclutate 139 pazienti in trattamento da almeno un anno con prednisolone 2,5 mg/die prescritto per diverse condizioni cliniche. Le partecipanti reclutate nel trial sono state randomizzate a trattamento con denosumab (60 mg sottocute a cadenza semestrale) o ad alendronato (70 mg/settimana).
Indipendentemente dal trattamento assegnato dalla randomizzazione, tutte le pazienti erano supplementate con calcio carbonato (3.000 mg/die) e vitamina D3 (1.000 UI/die).
I ricercatori hanno effettuato valutazioni della DMO (a livello del collo femorale, dell’anca in toto e della colonna lombare) sia all’inizio dello studio che a distanza di 6 e di 12 mesi.
I risultati ad un anno hanno documentato un guadagno significativo di DMO a livello della colonna lombare (+3,5±2,5%; p< 0,001) e del femore (+0,9±2,8%; p=0,01) nel gruppo di pazienti trattate con denosumab, mentre le variazioni corrispondenti sono state pari a +2,5±2,9% (p< 0,001) e a +1,6±2,7% (p< 0,001) nel gruppo di pazienti trattate con alendronato. La DMO a livello del rachide è risultata significativamente più elevata, a 12 mesi, nel gruppo denosumab rispetto al gruppo alendronato. Le differenze di DMO a livello del femore e del collo femorale non sono state significativamente differenti tra i due gruppi dopo aggiustamento dei dati per gli stessi fattori confondenti. Non si sono avute nuove fratture sintomatiche nelle pazienti in studio ad un anno. Per il metabolismo osseo, si è registrata una maggiore efficacia del denosumab nel sopprimere i livelli dei biomarcatori ossei ad un anno. La frequenza di eventi avversi è risultata sovrapponibile tra i due gruppi di trattamento. Denosumab in ragione dei dati di maggior efficacia vs. alendronato nelle pazienti in trattamento cronico con glucocorticoidi e del buon profilo di safety, potrebbe configurarsi come un’opzione di prima linea alternativa nelle pazienti a rischio elevato e in quelle che presentano controindicazioni all’impiego di bisfosfonati orali.
