La misura mira a contrastare l’inquinamento derivante dai residui di medicinali e prodotti cosmetici, che rappresentano una crescente minaccia per l’ambiente e la salute pubblica.
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), tracce di antibiotici, ormoni e altri principi attivi sono state rilevate in fiumi e laghi europei, contribuendo alla diffusione dell’antibiotico-resistenza e alterando gli ecosistemi acquatici. Fino a oggi, i costi di depurazione sono stati sostenuti prevalentemente dai gestori degli impianti di trattamento delle acque e, indirettamente, dai cittadini attraverso le bollette.
Con la nuova normativa, le industrie farmaceutiche e cosmetiche dovranno contribuire finanziariamente all’adozione di tecnologie avanzate di filtrazione, come i trattamenti con carbone attivo o l’ozonizzazione, che consentono di abbattere le sostanze inquinanti prima che raggiungano le acque superficiali.
La Commissione Europea ha giustificato la decisione sulla base del principio “chi inquina paga“, già applicato in altri settori industriali. Bruxelles ha stimato che il costo totale per l’implementazione di questi sistemi di depurazione avanzati nei principali impianti europei potrebbe superare i 2 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.
Le aziende del settore hanno espresso preoccupazione per l’impatto economico della misura, sostenendo che l’aumento dei costi produttivi potrebbe riflettersi sui prezzi dei farmaci e dei cosmetici. Tuttavia, alcuni governi nazionali, tra cui Francia e Germania, hanno accolto positivamente la direttiva, ritenendola un passo essenziale per ridurre l’inquinamento delle acque.
L’Italia sta valutando misure di incentivazione per le aziende che investono in processi produttivi più sostenibili, al fine di mitigare l’impatto della nuova normativa. Farmindustria e altre associazioni di categoria hanno chiesto un periodo di transizione più lungo per permettere alle imprese di adeguarsi alle nuove regole senza penalizzazioni economiche.
La direttiva entrerà in vigore nel 2026 e prevede un monitoraggio continuo per verificare l’efficacia delle misure adottate. L’UE si aspetta una riduzione significativa della presenza di farmaci nelle acque reflue entro il 2030, contribuendo così alla tutela della biodiversità e alla sicurezza idrica del continente.