L’AI Week 2026 ha restituito un’immagine molto chiara dell’attuale evoluzione dell’intelligenza artificiale: siamo entrati nella fase dell’AI applicata, concreta e operativa. Non più soltanto chatbot o sperimentazioni isolate, ma sistemi integrati nei processi reali di aziende, ospedali e industria farmaceutica. Tra i settori più trasformati c’è sicuramente il pharma.
Durante l’evento si è parlato molto di AI applicata alla ricerca clinica, alla scoperta di nuove molecole e alla gestione predittiva dei dati sanitari. Le grandi aziende farmaceutiche stanno già utilizzando modelli avanzati per ridurre tempi e costi di sviluppo, migliorare l’analisi dei trial clinici e accelerare i processi decisionali.
Ma uno dei temi più interessanti emersi alla AI Week riguarda la formazione.
L’intelligenza artificiale sta infatti modificando rapidamente non solo gli strumenti del pharma, ma anche le competenze richieste ai professionisti del settore. Oggi non basta conoscere il dato scientifico: servono capacità trasversali legate a gestione dei modelli AI, interpretazione dei dati, automazione dei processi e governance tecnologica.
In questo contesto si sono distinti anche gli interventi di Giada Franceschini, co-founder e AI Solution Architect di Boosha, che durante l’evento ha affrontato il tema dell’integrazione pratica dei modelli AI nei processi aziendali e organizzativi.
Particolarmente interessante l’approccio “human-centric” portato nei suoi speech: l’AI non come sostituzione del lavoro umano, ma come infrastruttura capace di aumentare efficienza, qualità decisionale e gestione della conoscenza interna.
Tra gli argomenti più discussi anche i sistemi RAG, gli agenti AI e i nuovi modelli organizzativi basati sull’automazione intelligente, elementi che avranno un impatto sempre più forte anche nel settore healthcare e pharma.
La sensazione emersa durante la manifestazione è che il pharma stia entrando in una nuova fase evolutiva. Una fase in cui ricerca scientifica, formazione avanzata e intelligenza artificiale non saranno più mondi separati, ma parti di un unico ecosistema.
E probabilmente la vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto adottare nuove tecnologie, ma costruire professionisti in grado di comprenderle, governarle e integrarle in modo strategico all’interno dei processi sanitari e farmaceutici.

